«C'è una frammentazione della memoria. I nostalgici ci sono sempre stati, ma ora sono amplificati dai social»

di Mauro Gemma

Così il professor Rosario Mangiameli sulle contromanifestazioni neofasciste che hanno condito il Ponte appena trascorso. «Ci sono sempre stati, ma ora hanno una collocazione diversa: più in libertà»

«La memoria storica della gente si sta perdendo».

È la frase che sempre più spesso sentiamo ripetere con preoccupazione a esperti e studiosi.

Un po’ è fisiologico, anagrafico, visto che vengono a mancare le persone che certi eventi storici li hanno vissuti, determinati; un po’ però questa “perdita” è causata da altro.

Il tempo sbiadisce le cose, è normale, ma sempre più spesso è la semplificazione a farla da padrona.

Viviamo in un mondo complesso che quindi non può essere semplificato oltremodo. Ai problemi complessi servono soluzioni ponderate, maturate e – appunto – complesse.

Quest’anno però il “solito” scontro su 25 aprile e 1 maggio è suonato diverso, ancora più intenso, partigiano in senso letterale. Da una parte la voglia di celebrare la liberazione dal nazi-fascismo e la Festa dei Lavoratori, dall’altra la volontà di togliere il connotato ‘di sinistra’ a queste due date.

Il rischio, come sempre, è quello di semplificare troppo e ridurre così la questione a tifo da stadio tra curve contrapposte.

Uno dei nemici da combattere secondo il professor Rosario Mangiameli (insegna Storia Contemporanea al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali) è proprio l’estrema semplificazione delle questioni e della politica: «Dire "derby tra comunisti e fascisti" è una cosa facile. La semplificazione funziona» ci dice. La questione infatti è che a molti il clima politico di questi mesi è parso più tollerante verso i nostalgici del ventennio e quei militanti di destra che a cavallo tra aprile e maggio sottolineano la loro identità opponendosi alle «feste di una parte».

Anche Mangiameli ha la stessa sensazione: «La questione è anche che c'è un clima politico che consente questo tipo di cose. Non c'è una sanzione forte, ma una tendenza ad abolire l'apologia di fascismo».

«I nostalgici – continua - ci sono sempre stati, ma ora hanno una collocazione diversa: più in libertà».

Ma dove la trovano questa maggiore libertà quelli che vogliono affermare una versione alternativa della verità storica? «Questa “collocazione” - aggiunge lo storico - è amplificata dai mezzi di comunicazione di massa e da una certa tolleranza delle istituzioni politiche, nonché dall'incapacità di altre forze politiche di contrapporre un discorso serio, non violento, ma di politica ragionata su queste questioni». Qui Mangiameli allarga il campo ed ecco che tutto si tiene: i social, la presunta tolleranza verso l’estrema destra di uno dei due partiti al governo, la mancanza di un’offerta politica credibile e robusta dall’altra parte.

Dalle parole del docente infatti si percepisce come, oltre alla questione (importante) dei 'messaggi semplificati', secondo lui la nostra democrazia soffre di una 'mancanza di politica', di offerta.

La sua riflessione, la sua critica non si posa quindi soltanto sull’atteggiamento ambiguo della Lega e neanche solo sul ‘popolo’ che cerca risposte facili a questioni difficili, ma in buona parte su una sinistra, un fronte progressista che - non riuscendo a dare risposte concrete ai cittadini, non riuscendo a produrre contro-programmi efficaci, non esistendo - è forse corresponsabile di una certa ‘decadenza delle coscienze’.