Catania Pride, Monica Cirinnà: «Se perde un diritto un giovane omosessuale, l'ho perso anche io»

di Idilio Sortino e Renata Giordano

Quinto e ultimo appuntamento con Waiting for Pride: la quinta ospite di Radio Zammù, in supporto al Catania Pride di domani, è la Senatrice Monica Cirinnà

Per l’ultima puntata di Waiting for Pride, lo speciale della radio dell’Università di Catania dedicato al Catania Pride 2018, abbiamo avuto il piacere di sentire la senatrice Monica Cirinnà, prima firmataria della legge sulle unioni civili, in occasione dell’onda pride 2018.

La chiacchierata si apre a partire dal caso dello striscione contro Salvini esposto al Siracusa Pride, censurato dalla digos perché ritenuto eccessivamente provocatorio, per poi passare all’analisi del contesto politico, nazionale e internazionale, che in questo momento storico si riflette sul tema dei diritti civili e delle libertà personali: i Pride sono in queste ore la prima risposta libera, laica e democratica a un pericolosa onda nera che può farci regredire in termini di diritti e riconoscimenti. 

La senatrice, ben consapevole che la sua fatica legislativa rappresenta soltanto un passo e non il traguardo definitivo, che si raggiungerà con il matrimonio egualitario, ci confessa il suo serio timore per il quadro politico attuale a seguito delle dichiarazioni del ministro Fontana sull’inesistenza delle famiglie arcobaleno: non esistenza vuol dire non ti vedo, ti faccio sprofondare nel buio, ti lascio nell’ombra; significa non solo non dare diritti ma non garantire nemmeno il diritto di parola, di essere oggetto di lavoro parlamentare. Davanti alla legge non esistere significa non essere soggetto di diritto, ed è una cosa gravissima


Con l’asse Trump-Salvini-Putin non siamo in pericolo tutti, non solo gli omosessuali: se perde un diritto un giovane omosessuale o una giovane lesbica, l’ho perso anche io. Dobbiamo uscire da ottiche marginalistiche e chiuse a rivendicazioni di singoli soggetti o singole comunità, perché sono rivendicazioni di tutti.


Alle critiche forti rivolte al governo giallo-verde contrappone parole di stima nei confronti del Capo di Stato, Sergio Mattarella, garante delle istituzioni democratiche: L’Italia è anche nostra, di chi chiede visibilità, diritti, di chi chiede di poter camminare mano nella mano con il proprio compagno o con la propria compagna, non è uno Stato sovranista che si chiude in se stesso e allontana tutto il resto. Cantare il nostro inno è la miglior risposta a chi ci governa temporaneamente.

Salutandoci, con la promessa di vederci presto per un'altra chiacchierata, questa volta in studio, la senatrice aderisce alla campagna social di Radio Zammù #SonoProudPerchéSono orgogliosa perché mi sento parte integrante e combattente della comunità lgbt. Non sono un’icona, le icone sono qualcosa che guardano da lontano i problemi e le persone. Mi sento un pezzo di una infinita comunità di gente che chiede diritti.  

22 giugno 2018
00:20:52