Ingroia: "La confisca dei beni è lo tsunami che spazza via i politici corrotti"

di Renata Giordano

Intervista all'ex magistrato Antonio Ingroia sulla proposta di legge "la Torre Bis" per attuare il sequestro preventivo e la confisca dei beni di politici e funzionari corrotti

“Una proposta di legge rivoluzionaria”. L’avvocato Antonio Ingroia ai microfoni di Radio Zammù ha definito così la legge c.d. La Torre bis, frutto della collaborazione con il figlio di Pio La Torre, Franco, e un team di esperti. Di fronte all’evidente inefficacia degli strumenti normativi attualmente vigenti contro la corruzione, per Ingroia occorre colpire il cuore del sistema: i beni dei politici e funzionari corrotti, in modo che possano essere restituiti sotto varie forme ai legittimi proprietari, gli italiani.

L’ex magistrato ha tratto spunto dalla Legge Rognoni-La Torre, approvata nel settembre del 1982, dopo che la mafia aveva ucciso il deputato Pio La Torre prima e il prefetto di Palermo, Carlo Alberto Dalla Chiesa, e la moglie poi.
Da trentacinque anni nei confronti dei mafiosi vige la regola del c.d. “doppio binario”, per cui si apre, accanto al procedimento penale, uno parallelo di prevenzione sul patrimonio dell’indiziato, che consente allo Stato di sequestrare preventivamente i beni dell’indagato che non risultano essere proporzionati al reddito da lui dichiarato.
Questo è il regime che Antonio Ingroia vorrebbe far applicare anche nei confronti di chi commette reati di corruzione, concussione e corruzione giudiziaria, sostanzialmente molto diverso rispetto alla modifica del Codice Antimafia avanzata di recente.

Incuriositi dalla petizione online diretta al Presidente della Repubblica e ai Presidente dei due rami del Parlamento, abbiamo intervistato il leader di Azione Civile, cercando di capire meglio cosa vige al momento nei confronti dei corrotti e cosa , invece, succederebbe se venisse approvata la legge La Torre Bis.
Il progetto di legge, in Parlamento da più di due anni, giace al momento al Senato, probabilmente, secondo l’avvocato, perché “questo Parlamento ha un istinto di conservazione, dovuto a “larghe fette inquinate dal sistema criminale della corruzione”. L’intento di Ingroia – come ci ha spiegato – è quello di sollecitare, attraverso la raccolta firme, le massime figure istituzionali, in modo che si possano sfruttare gli ultimi mesi della legislatura per approvare la sua proposta.
Ampio spazio è stato dedicato, nel corso dell’intervista, anche a delle riflessioni sui limiti e le potenzialità dell’istituto della confisca dei beni, soprattutto in relazione alle aziende confiscate, provando a capire quale possa essere la soluzione per Ingroia che faccia sì che lo Stato non venga visto come il responsabile del fallimento delle aziende confiscate.

In ultimo abbiamo provato a strappare una considerazione su cosa è cambiato dal 1992: per il collaboratore di Paolo Borsellino: «abbiamo ottenuto dei risultati importanti che abbiamo conquistato per sempre, ma non si è fatto abbastanza, perché di fronte ad un’offerta da parte della mafia di rinuncia allo scontro armato aperto, lo Stato ha stipulato una tregua, rinunciando a fare la guerra alla mafia. E proprio perché la verità che abbiamo su quel periodo è dimezzata e incompleta, questa non ci consente di essere in una democrazia vera». Nonostante la trattativa Stato-Mafia abbia consentito alla mafia di diffondersi in tutt’Italia e mimetizzarsi in tutti i settori della vita pubblica, nonostante questa “infezione” si sia talmente propagata da trasformarsi nel sistema criminale corruzione, che è l’altra faccia della medaglia, comunque, secondo Antonio Ingroia, la mafia comunque resta un fatto umano, come affermava Falcone, e avrà una fine quando ciascuno di noi metterà in campo l’impegno necessario a estirpare questo cancro.

09 giugno 2017
00:22:48