Sciopero docenti - Prof. Biuso: «Lavoreremo il doppio ad ottobre, ma lo sciopero va fatto»

di Renata Giordano

«Per garantire a tutti gli studenti la possibilità di sostenere l’esame siamo disposti a lavorare il doppio ad ottobre, ma lo sciopero va fatto: è un nostro diritto e al momento è una necessità.» Il Professore Alberto Giovanni Biuso, docente del Dipartimento di Scienze Umanistiche e uno degli aderenti allo sciopero, tranquillizza con queste parole la comunità studentesca, tentando di fare chiarezza sulle voci di corridoio che tanto hanno destato preoccupazione nei giorni scorsi.

«Abbiamo pensato con molta attenzione a una soluzione che garantisse a tutti i lavoratori il diritto di scioperare quando subiscono discriminazioni e danni così gravi, che allo stesso tempo non danneggiasse più del dovuto la comunità studentesca.»

Dal 28 agosto al 31 ottobre in tutte le Università italiane quasi 6000 tra ordinari e ricercatori non effettueranno esami al primo appello della sessione autunnale, ma, ci assicura il docente, non si corre alcun pericolo per il secondo appello e le sessioni straordinarie: «A tutti gli studenti sarà garantita la possibilità di sostenere comunque l’esame - ribadisce - anche a costo di lavorare di più ad ottobre.»

Grande attenzione è stata rivolta soprattutto alle esigenze dei laureandi e agli iscritti alla magistrale con riserva, che, come hanno evidenziato i Rappresentanti degli studenti catanesi in una lettera indirizzata al Magnifico Rettore, hanno diritto a sostenere gli esami in tempo per rispettare le rispettive scadenze: «Coloro che sono prossimi a concludere il loro percorso universitario - spiega Biuso - prima dell’inizio della sessione di laurea verranno certamente esaminati, se necessario anche attraverso una seduta straordinaria

L’interesse di coloro che hanno aderito alla protesta, ci spiega, non è una guerra tra docenti e studenti, e si auspica che essi capiscano le ragioni che hanno mosso quella che per la prima volta si presenta come una fetta compatta del corpo dei docenti a rivendicare un proprio diritto: «Siamo stati costretti a scegliere questa forma di protesta - ci confessa - perché non abbiamo mai avuto nessun'eco mediatica o tra gli studenti. Adesso sono informati tutti. Questo vuol dire che è stato efficace.»

Lo sciopero, infatti, è l’epilogo di una serie di incontri iniziati nel 2014 con il Ministero, per la richiesta di essere equiparati agli altri settori della pubblica amministrazione e recuperare gli scatti stipendiali dal primo gennaio 2015 anziché 2016: «Rispetto agli altri comparti della pubblica amministrazione - chiede - siamo come Calimero: piccoli, brutti, sporchi e cattivi

I motivi che spingono a un’azione così forte non sono “semplicemente” gli stipendi, come è stato polemizzato nei giorni scorsi, ciò che rende quella che il professore Biuso definisce una vera e propria discriminazione è che il quadriennio dal 2011 al 2014 non è stato riconosciuto nemmeno ai fini giuridici per la pensione e la buona uscita, come se per quattro anni i docenti universitari non avessero mai lavorato.

«Non veniamo colpiti solo noi, ma l’intera comunità universitaria - conclude - credo valga la pena saltare un esame se è per avere qualcosa di meglio nel proprio futuro.»

10 luglio 2017
00:11:30