Vladimir Luxuria: «Non sono mai stata una lavatrice rotta da riparare, sono solo una donna trans»

di Renata Giordano e Idilio Sortino

Quarta puntata di Waiting for Pride, quarta ospite della radio dell'Università  di Catania, Vladimir Luxuria.

Ex deputata per Rifondazione comunista nella XV legislatura, prima transgender parlamentare in uno stato europeo, attivista, scrittrice e personaggio televisivo: Vladimir Luxuria è tutto questo e ha scelto di condividere con Radio Zammù le sue riflessioni sulla decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di eliminare la transessualità dalle malattie mentali.
Ospite della quarta puntata dello speciale Waiting for Pride, il format della radio dell’Università di Catania dedicato al Catania Pride, Vladimir Luxuria non ha alcun dubbio: le persone che si sentono diverse rispetto al corpo biologico, non sono pazze ma hanno bisogno di armonizzare la propria esteriorità e la propria interiorità per raggiungere il proprio equilibrio.
Ai nostri microfoni rivela di averci sempre creduto, anche quando nel 2012, insieme a un gruppo di attiviste transgender di tutto il mondo, aveva realizzato un appello-video dove si richiedeva la depennazione della transessualità nella categoria dell’International Classification of Diseases relativa ai disturbi mentali.

È l’omofobia a dover essere inserita piuttosto tra le patologie: chi odia gli LGBT che vivono tranquillamente e non vogliono nascondersi è come se avesse di fronte uno specchio che riflette il proprio fallimento nel non essere riusciti a raggiungere la loro stessa serenità con il proprio corpo. Odiando e ricorrendo alla violenza psicologica e fisica cercano di romperlo, ma, quando si infrange, lo specchio non fa altro che moltiplicare quell’immagine. Il risultato è che continueranno a vedere il ritratto della persona che sentono di essere dentro e che vogliono rifiutare.
E per questo rifiutano, spesso, anche di utilizzare parole nella forma maschile o femminile a seconda del genere identitario, cioè quello nel quale una persona transgender si identifica: è una questione di correttezza linguistica e di rispetto: io sono una donna trans, perché conosco i miei limiti, perché ci sono delle cose che comunque mi renderanno diversa da una donna nata tale. Non per questo devo sentirmi inferiore: ho la mia specificità, mi voglio bene così come sono e credo che il miglior modo per dimostrare di essere donna è essere solidali tra noi. Le persone egoiste, cattive, poco cristiane dovrebbero riflettere più che sul nostro genere anagrafico, su che genere di persone siano loro.

Ampio spazio alla sua proposta di legge in materia di diritti e libertà delle persone transgenere, mai approvata: il Parlamento deve occuparsi di tutti i cittadini italiani, affinché nessuno si senta clandestino sessualmente nel nostro paese e che hanno bisogno di supporto da parte delle istituzioni per affrontare un percorso non facile. Avverto in questo periodo il pericolo più grande: l’egoismo di chi ha la pancia piena, di chi non è costretto a emigrare cercando fortuna (dimenticando cosa hanno passato gli italiani nel dopoguerra), se no rischiamo di perdere l’umanità verso chi ha più bisogno. Nessuna remora, infine, nei confronti di chi disquisisce sulle cause della transessualità: Non siamo lavatrici rotte da riparare, pensate a voi stessi e alla vostra sessualità. Noi pensiamo benissimo a noi e se abbiamo bisogno di un supporto psicologico è per essere accompagnate in maniera graduale e armonica verso il nostro processo di transizione.
Ci salutiamo con la promessa di vederci negli studi di Radio Zammù di fronte a una granita ai gelsi o davanti a un arancino o a una arancina, perché maschio o femmina è buono lo stesso.

21 giugno 2018
00:23:02